L’amore per Recanati: un legame mai interrotto

SALA 7

Locandina con testo Città di Recanati e foto di scena di Beniamino Gigli

[Dalla] mia torre… posso gettare lo sguardo sulla Cattedrale, il Colle dell’Infinito, vigneti, l’Adriatico. Le mie radici sono sempre state qui, in questo paesaggio sereno. Quando vivevo nel mondo al di là degli Appennini, mi dava forza; ora che sono ritornato, mi dona pace.

Nelle parole con cui Gigli chiude la sua biografia si racchiude il senso del profondo attaccamento alla sua terra da cui non si è mai discostato.
Del resto, la stessa villa da cui scrive e che, come tutti i migranti che avevano fatto fortuna all’estero, si era fatto edificare a Recanati rappresenta un atto di affetto – oltreché di orgoglio – per il suo paese natale, il simbolo tangibile di un successo umano prima che materiale: il figlio del ciabattino ha reso onore alla sua città.
Durante tutta la sua carriera e nonostante la sua frenetica attività, la presenza di Gigli a Recanati è stata assidua e costante. Il suo rapporto con la gente spontaneo, amichevole, genuino. A Gigli piaceva divertirsi, svagarsi anche nei modi più semplici e le cronache ricordano come prendesse parte a feste paesane, a mascherate per i bambini, giocasse spesso a carte e a bocce con genuino entusiasmo e si fermasse spesso e volentieri a chiacchierare e a scherzare con tutti.
Nel suo paese, Gigli ha cantato spesso e sempre per beneficenza, consentendo anche la realizzazione di rilevanti stagioni operistiche, cui non mancava di dare il proprio contributo anche finanziario.
E forse, al di là degli indiscutibili meriti artistici, la caratteristica e la forza di Gigli risiedono proprio in questa semplicità, nella tenerezza degli affetti per i familiari e gli amici, nell’empatia verso chi non ha avuto la sua stessa fortuna, con cui è sempre stato capace di equilibrare il successo e la gloria.

Il legame con i suoi luoghi di origine, la famiglia e gli amici è approfondito nel video di sala.
Completano l’allestimento il modellino, tattile, del mausoleo che Gigli stesso progettò per la sua sepoltura nel cimitero di Recanati e la maschera funebre realizzata dallo scultore bulgaro Assen Peikov.

Il commiato dal museo è ancora una volta affidato alle parole di Beniamino Gigli, in una sorta di testamento spirituale che, ben oltre il cantante, ci restituisce l’uomo:

Che cosa valgono tutti i trionfi,
quando dentro al petto non c’è un cuore che palpiti e senta? La mia voce
un giorno tacerà, si spegneranno queste sue vibrazioni, si dissolveranno
questi suoi impeti di sonorità. Allora, all’infuori di un disco, cosa resterebbe,
se non lasciassi al mondo il segno della mia umanità? Se voglio che la
mia vita assolva degnamente i suoi doveri, è necessario che di me resti un
buon ricordo.

Ultimo aggiornamento

24 Marzo 2024, 09:05